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Un progetto di e con Consorzio Balsamico

Drammaturgia di Giada Borgatti

Con Silvia Cristofori, Eva Miškovičová, Alessandra Stefanini

Marionette di Alessandra Stefanini

Scene di Eva Miškovičová

Luci di Marco D’Amelio

Musiche originali e paesaggio sonoro di Timoteo Carbone

Foto Cristina Panicali

Supporto artistico Nadia Milani e Valeria Sacco

Regia di Virginia Franchi

Una produzione Consorzio Balsamico e LISA

Con il sostegno di Ass. Cult. TEATROinSTALLA

In collaborazione con Centro Teatrale MaMiMò

 

Il primo studio presentato al Festival Mondial Des Théâtres de Marionnettes

di Charleville-Mézières OFF de Rue 2021 (FR) 

Nel 2020 il progetto ha mosso i suoi primi passi all’interno del festival Arrivano dal mare promosso da Teatro del Drago e all’interno  della stagione teatrale Rifugi al Centro Teatrale MaMiMò - Teatro Piccolo Orologio.

NOTE DI REGIA

Ci sono bambini che dormono, non per ore, ma per settimane, per mesi. Qualcuno per due anni di fila. Senza svegliarsi, mai. Bambini camminatori a seguito di famiglie in fuga dalla propria terra d’origine.

Figli di famiglie rifugiate, appese all’incertezza del permesso di soggiorno, ad un certo punto si addormentano e non si risvegliano.

La chiamano Sindrome da Rassegnazione e scatta in quei bambini che non riescono più a resistere alla paura dell’incertezza, portandoli a entrare in un sonno profondo, come gli alberi in inverno. È una vera e propria quiescenza: come i semi che restano dormienti per anni nei terreni desertici, uguale fanno loro. Diventano piante e vanno in letargo.

 

Talea dorme da 412 giorni. Mentre il suo corpo resta nel lettino, la sua parte più profonda, Humus, abita il luogo del sonno, uno spazio fuori dal tempo dove tutto ciò che la circonda è terra. Terra che accoglie, terra che sommerge, terra che frana per portarsi via il poco rimasto. In questo ambiente dell’Altrove, c’è spazio per la pura essenza delle cose: la cura sincera, la paura spaventosa che paralizza. Ma nel sonno si rivelano anche i modi in cui è possibile, attraverso l'immaginazione, sublimare la realtà, scegliendo di fermarsi, di prendersi un tempo, anche solamente di stare. Nel sonno impara che in mezzo alle zolle rovistate e alle radici spezzate è ancora possibile scorgere speranza.

Una speranza non ideale, ma concreta: la speranza di poter ancora immaginare il proprio futuro, con il coraggio dell’infanzia e la forza del seme, che si apre in due per mettere radici e germogliare.

In fondo, che serve?

Solo pochi centimetri di terra.

TEMA

 

Questi pochi centimetri di terra affronta la Sindrome da Rassegnazione, una patologia riscontrata in Svezia a partire dai primi anni 2000 in bambini, bambine e adolescenti, provenienti da famiglie rifugiate, in attesa di asilo politico e cittadinanza.

I tempi della burocrazia, che può dilungarsi per mesi, o anche per anni, getta queste famiglie nell’incertezza del presente, con la paura quotidiana di dover lasciare, nuovamente e all’improvviso, la terra sconosciuta che hanno imparato a chiamare casa.

Questo tempo sospeso, precario, porta i giovani migranti a dover fronteggiare un profondo stress esterno, che riporta a galla un terrore passato, relegato all’incertezza del trauma già subito. Diventa quindi necessario attivare un meccanismo di sopravvivenza, una sorta di difesa dalla paura. Cosa può fare un bambino per fronteggiare il terrore di essere, di nuovo, allontanato del suo pezzetto di terra? Dorme. Questi bambini dormono. Una sorta di catatonia che può durare mesi o anni, e che impone un monitoraggio quotidiano, una cura costante da parte della famiglia. Sondino naso-gastrico, attività motoria, igiene giornaliera, ma anche giochi, narrazione di storie, ninna nanne. I medici hanno individuato come cura il fondamentale ripristino del livello di speranza, in modo da poter rassicurare questi bimbi, far loro sentire che possono risvegliarsi, che andrà tutto bene. Hanno bisogno di essere accolti. Di sapere che c’è un po’ di terra anche per loro, in cui affondare finalmente le radici.

E stare.

LINGUAGGI

 

La narrazione è affidata a due marionette dalla particolare struttura a matrioska, dove una creatura contiene l’altra, proprio come accade per le famose bambole di legno russe. Queste due creature, che in realtà sono una, abitano un luogo sospeso, in cui la materia che predomina è la terra.

Terra sotto il letto.

Terra tra i lenzuoli.

Terra nelle scarpe.

Completano il quadro le tre animatrici, che diventano narratrici e testimoni della storia, che avviene per mezzo delle loro mani e dei loro corpi, oscillando il proprio ruolo da attente macchiniste a personaggi reali e imprescindibili della narrazione.

L’azione si muove all’interno di un perimetro di ferro che ha il preciso scopo di contenere il tempo della storia, diventando casa abitata, luogo del sonno e, ancora di più, zolla di terra che racchiude la vicenda.

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